Castello Principi d’Acaja, volta affrescata – Giovanni Caracca

  • Particolare prima del restauro
    Particolare prima del restauro
  • Particolare prima del restauro luce radente
    Particolare prima del restauro luce radente
  • Prova di pulitura
    Prova di pulitura
  • Durante il restauro
    Durante il restauro
  • Pulitura dello stemma
    Pulitura dello stemma
  • Stemma dopo la pulitura
    Stemma dopo la pulitura
  • La pulitura ad impacco
    La pulitura ad impacco
  • Durante la pulitura
    Durante la pulitura
  • Durante la pulitura
    Durante la pulitura
  • Dopo la pulitura
    Dopo la pulitura
  • Dopo la pulitura
    Dopo la pulitura

Scheda intervento

Volta affrescata Sala delle Grottesche
Giovanni Caracca, 1590
Castello degli Acaja, Fossano (Piemonte)
Dipinto ad affresco e a secco, con colori stemperati in acqua di calce, dettagli in oro a conchiglia.

Primo piano della torre sud-ovest del Castello di Fossano, ora Biblioteca Civica di Fossano.
Dimensioni attuali della superficie affrescata 44 MQ
 

Descrizione:
Volta affrescata con grottesche, quattro grandi emblemi, le imprese e i motti dei Savoia. Grazie al restauro, il grande stemma al centro della volta è stato identificato come lo stemma di sposalizio tra Emanuele I di Savoia e Caterina d’Austria, i quali hanno soggiornato più volte al Castello di Fossano.
Stato di Conservazione:
Gli affreschi versavano in pessimo stato di conservazione. La decorazione pittorica si trovava in oltre metà della superficie dipinta sollevata in una miriade di bolle e scagliettine di colore, con vaste aree dove frammenti di colore e intonaco stavano per cadere o erano già cadute. L’utilizzo nella sala di stufe al carbone per lungo tempo aveva ricoperto la superficie pittorica con uno spesso strato di nero fumo con particellato. Inoltre, durante il periodo di occupazione Napoleonica, le imprese sabaude e il grande stemma al centro della volta furono coperti da uno spesso strato di grassello di calce, ormai carbonatato.
Alcune vecchie lesioni di schiacciamento e assestamento hanno causato dei cedimenti nella volta, con la conseguente perdita di coesione tra gli strati. La grande zona danneggiata nell’angolo nord-est di circa 12 MQ è stata in parte causata dall’utilizzo della calce “malspenta” da parte dell’artista e del suo equipe. I danni provocati dallo scoppio dei calcinaroli e la successiva caduta di intonaco sono stati aggravati dalle infiltrazioni di umidità e di condensa in quest’angolo, il più esposto al fenomeno da “parete fredda”.
Intervento:
L’intervento di restauro si è svolto in più fasi. Nella prima fase dopo aver eseguito microanalisi su campioni di intonaco e strati pittorici, è stata sistemata la metodologia di pre-consolidamento del colore e pulitura dallo strato di nero fumo. Il preconsolidamento è stato eseguito con una soluzione acquoso di resina acrilica al 10% applicata a pennello attraverso la carta giapponese, poi spianando con la pressione leggera di una spatolina. In seguito è stata eseguita la pulitura dagli strati di nero fumo, procedendo per gradi a piccole zone, con una soluzione basica di carbonato d’ammonio in gel silice o carbossilmetilcellulosa, variando i tempi di contatto secondo la zona da trattare. Gli strati di scialbo sono stati ammorbiditi con impacchi con resine a scambio ionico e poi puliti con AB57 in gel silice.
Per la sua estrema fragilità il grande stemma è stato pulito per piccole zone di circa 2cmq. Gli strati sovrapposti di calce e nero fumo sono stati prima ammorbiditi con un impacco di AB57. Il colore è stato consolidato dopo il risciacquo con acqua deionizzata, e in seguito la zona è stata pulita a bisturi, eventualmente ripetendo l’impacco.
Nell’angolo nord-est la pulitura con resine a scambio ionico e impacchi di AB57 e gel silice ha rilevato alcune limitate aree, dove l’intonachino non era abraso, e si è ritrovata l’impronta del colore originale che aveva penetrato nello strato più profondo dell’intonachino. Il consolidamento dell’intonaco abraso è stato eseguito tamponando la superficie con soluzioni sature di idrossido di bario. La reintegrazione materica è stata eseguita con malte simile all’originale. Sulle abrasioni dell’originale la reintegrazione pittorica è stata eseguita a velature di colore, sulle lesioni è stata eseguita la selezione cromatica e sulle grandi mancanze e nell’angolo nord-est le forme sono state suggerite, ove possibile, con velature di colore molto leggere.


Restauro: Elizabeth Wicks

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